liberalismo e marxismo come gemelli eterozigoti


Lo stato è emanazione, prodotto, strumento della società. Attraverso lo stato la società si autoregola (cioè si da delle regole aventi forza di legge) e si autodetermina (cioè si da degli obiettivi e individua gli strumenti atti a perseguire questi obiettivi). Quest'opera di autoregolazione e autodeterminazione nelle società democratiche avviene (o almeno idealmente viene supposto che avvenga)  attraverso l'uso pubblico della ragione. Questa ragione non è però  una ragione kantiana o hegeliana, non è cioè una ragione  incondizionata che pretenda di trovare da sé il proprio fondamento, è al contrario una ragione schopenhaueriana, cioè strumentale ai bisogni e alle aspirazioni del soggetto che la esercita, in questo caso la società. 
Liberalismo e marxismo negano alla società la possibilità di autoregolarsi e autodeterminarsi  attraverso un processo cosciente proprio di un'intenzionalità umana collettiva sorretta dall'uso pubblico della ragione. In altre parole entrambi negano alla società la possibilità di essere soggetto attivo e cosciente. Il liberalismo ammette come unici soggetti gli individui, il marxismo le classi sociali, ma gli esiti teorici e pratici di queste due dottrine nelle attuali società democratiche, malgrado lo sbandierato antagonismo di facciata,  sono quasi sempre i medesimi.

p.s.

E' interessante altresì notare come entrambe queste dottrine (marxismo e liberalismo) sono permeate  dall'idea di progresso e sorrette da un ottimismo di fondo. Al di là delle apparenze, le diverse correnti liberali e marxiste, individuano il motore della storia in un qualche tipo di processo a-intenzionale (cioè un processo senza soggetto), al quale, nello stesso tempo, affidano le speranze di un miglioramento della società. In un caso si tratterà sempre di varianti e di modernizzazioni della smithiana "mano invisibile" , nell'altro di una continua riproposizione, che diviene vieppiù però sempre più massimalista e parolaia, della lotta di classe. 

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