alcune banali osservazioni sulla dicotomia società/comunità


 Quelle che sto per fare sono delle considerazioni banali, che non farei se non mi fossi accorto che nel web girano delle idee piuttosto strane...
Cos'è la società ? Possiamo definire società come l'insieme delle relazioni umane, strettamente intrecciate tra loro, presenti tra un insieme di individui viventi in un determinato spazio e in un determinato tempo. La società odierna, la società giapponese nell'ultima decade del secolo etc etc. Tutti ammettono che l'uomo sia un animale sociale cioè che abbia assolutamente bisogno di essere inserito in una società. Le posizioni cominciano a divergere quando ci si chiede quali siano i bisogni che la società soddisfa, oppure, in altre parole: perché e come nascono le società. Alcuni ritengono che tali bisogni siano esclusivamente economici e che quindi i legami sociali siano essenzialmente dei legami economici. Tale concezione (che è propria ad un tempo del liberalismo classico e del marxismo) non riesce, però, evidentemente a dar conto della realtà. L'uomo (che è un animale simbolico (Cassirier)  fa molto altro oltre che produrre e consumare merci, fa l'amore, gioca a carte, va al cinema, si interroga sulla natura, disegna sulle pareti delle caverne etc. Una posizione abbastanza equilibrata mi sembra quella di Ferguson: la società consiste in relazioni economiche e di relazioni dettate da simpatia/antipatia e il suo scopo è l' "elevamento umano", in generale e non in senso esclusivamente materiale. 
Il legame sociale è sempre di tipo organicistico, si parla infatti di ruolo sociale, funzione sociale etc. Lo scienziato, il farmacista, il bambino, il vecchio, la donna, l'uomo etc etc. La società è il regno delle differenze e dei ruoli.
Cos'è la comunità ? La comunità è un insieme di individui che condividono (hanno in comune, mettono in comune) determinati saperi, credenze, valori, regole. . Nella comunità il rapporto tra individuo e collettività non è mediato da un ruolo o da una funzione (o da una maschera ) e tutti gli individui sono in una posizione idealmente egualitaria. 

Nella realtà storica ogni relazione umana ha tratti sia della società che della comunità, inoltre il tratto prevalente è soggetto a variazione diacronica.  Non bisogna pensare la dicotomia "comunità" e "società" né nel senso di realtà empiriche immutabili (Tonnies)  nè nel senso di idealtipi (Weber) ma come principi ordinatori e griglie autopercettive, variabili nel tempo, di ogni aggregato umano.

Dire che l'uomo è un animale comunitario e non solo sociale significa dire che in tutte le società umane è presente una spinta comunitaria che può trovare una realizzazione più o meno ampia ma che non può essere annullata. E' questa tendenza, direi questa riserva comunitaria, che permette all'individuo di difendersi dalla società e che rende possibile, in ultima analisi, il cambiamento sociale, culturale, storico.


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